“Quando si lavora non importa se si è uomini o donne, conta il risultato ed è importante valorizzare i talenti personali di ciascuno” – Intervista a Nicoletta Mazzetti

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Nicoletta Mazzetti è la sintesi perfetta della Donna Alfa: Responsabile Amministrazione e Amministratore Delegato di Mazzetti d’Altavilla, gestisce con passione e tenacia la storica Distilleria monferrina nota in tutto il mondo ed una famiglia di quelle d’altri tempi. Sposata con sei figli – un maschio e cinque femmine – divide da sempre la sua intensa vita lavorativa con quella, altrettanto intensa, familiare.

Donna, manager e mamma: Nicoletta ci racconta la sua personale esperienza.

Lei rappresenta la sesta generazione di una famiglia di imprenditori: ha sempre voluto dedicarsi all’imprenditoria o la sua esperienza attuale arriva da un diverso percorso?
Nella mia famiglia la Grappa è una passione da generazioni e già dall’infanzia non potevo che ammirare l’impegno imprenditoriale che prima il nonno Felice e poi il papà Franco hanno dispiegato quotidianamente per portare continue migliorie nella qualità del prodotto e ampliare la cultura della distillazione. Nella mia adolescenza sentivo un interesse, quasi una vocazione, verso l’insegnamento e la didattica, ma col passare del tempo si è rafforzato il desiderio tenace di cogliere la preziosa e lunga eredità imprenditoriale di famiglia. Una scelta di cui non mi pento in quanto, anche se l’impegno dedicato è costante e riduce i margini di libertà, la consapevolezza di proiettare nel futuro il patrimonio costruito con fatica dai miei avi è una fonte insostituibile di gratificazione.

Come è riuscita a ritagliarsi il suo spazio in azienda, per di più in un settore prettamente declinato al maschile come quello dei distillati, fino a pochi anni fa considerati cose da uomini?
Come in ogni azienda familiare lo spazio e gli obiettivi si ottengono con il lavoro sodo. Ed è quello a cui ho sempre puntato sin dall’inizio con determinazione, affiancando mio padre Franco nell’amministrazione aziendale. In famiglia, la mia è stata la prima generazione al femminile operativamente inserita nella direzione e l’affermazione non è mai stata un obiettivo fine a sé stesso, ma una conseguenza di un impegno che non può essere inquadrato in una distinzione fra sessi. Quando si lavora non importa se si è uomini o donne, conta il risultato. Certamente in alcuni ambiti come l’amministrazione, a cui mi sono dedicata in modo specifico, la gestione femminile è stata forse vista inizialmente con sorpresa, ma oggi non più. Inoltre le donne possono portare molti valori aggiunti, proprio in un settore che anticamente era dominato dagli uomini. Alcuni esempi sono l’attenzione ai dettagli, all’accoglienza, al packaging, al tocco prezioso e raffinato, tutti particolari che nel tempo fanno la differenza e hanno portato le donne distillatrici a contribuire notevolmente a ingentilire l’immagine della Grappa e nobilitare la cultura della distillazione, dalla sua produzione al suo consumo responsabile e consapevole.

Conciliare vita professionale e vita privata spesso è una chimera: come si riesce ad essere imprenditrici di successo e madri realizzate?
E’ tutta una questione di organizzazione, fondamentale nel lavoro ma anche nella gestione di una casa e di una famiglia. E questo principio l’ho dovuto imparare molto bene nel tempo avendo avuto sei figli da crescere ed educare, senza mai distogliere la mia attenzione dalle esigenze lavorative e viceversa. Tale conciliazione è stata ancora più complicata forse nel mio caso dove lavoro e famiglia spesso si sono sovrapposte e si sovrappongono tutt’oggi, avendo come quotidiani interlocutori nelle scelte aziendali proprio i familiari: prima il papà Franco, che in fatto di organizzazione mi ha davvero insegnato molto, poi i miei fratelli, soprattutto Cesare, con cui mi sono sempre confrontata per le decisioni straordinarie, ed oggi le mie stesse figlie Chiara, Silvia ed Elisa.
Altro requisito importante è la ragionevolezza, un elemento che aiuta a discernere azienda e famiglia a seconda delle situazioni. E anche in questo caso ho avuto ottimo insegnamento dalla quinta generazione: mio padre aveva egli stesso sei figli e aveva su di sé il peso dell’impegno aziendale. Nonostante ciò è riuscito a traghettare l’azienda verso il futuro cogliendo le sfide imprenditoriali di tutta la seconda metà del secolo scorso.

C’è qualcosa a cui ha dovuto rinunciare?
Il ridotto tempo a disposizione e il ritmo costante di impegni costituiscono certamente la maggior difficoltà di essere imprenditori oggi e certamente impongono scelte che si trasformano necessariamente in rinunce. Spesso mi piacerebbe poter dedicare più tempo alle vacanze insieme alle figlie e per rivedere più frequentemente persone care. Ma condurre un’azienda di famiglia rappresenta una missione e quando la si intraprende si deve già essere consapevoli dei ritmi e dell’impegno che comporta, sapendo che solo il sacrificio nobilita il raggiungimento dell’obiettivo preposto, e lo sforzo è sempre direttamente proporzionale alla grandezza dell’obiettivo a cui si anela.

Tre dei suoi figli lavorano con lei: quali sono i pro ed i contro?
La decisione di Chiara, Silvia ed Elisa di dedicarsi a dare continuità aziendale con intraprendenza e impegno è innanzitutto una gratificazione, in quanto penso che tutto il lavoro svolto è stato il seme per un nuovo futuro aziendale e ciò non può che rafforzare la motivazione personale. Inoltre è bello condividere un sentimento comune: quello di essere al servizio di una tradizione che continua da 170 anni.
Certamente il contatto quotidiano sui temi lavorativi può portare a una maggior difficoltà nello scindere i rapporti lavorativi da quelli familiari, e soprattutto separare l’opinione lavorativa da quella personale. Io mi impegno sempre nel viaggio di ritorno a casa a chiudere il file aziendale ed aprire quello personale, cercando di dedicare il momento serale al confronto esclusivamente privato. Certo è che anche mio marito, il nostro mastro distillatore, soprattutto nella stagione autunnale non riesce ad essere presente per gli orari decisamente impegnativi, e così demanda molto a me l’imprinting educativo con le figlie più piccole. E io sono molto grata anche alle ragazze più grandi che mi hanno sempre aiutata con le ultime nate, arrivate ben 14 e 17 anni dopo Elisa, la quarta del primo gruppo, che ho invece avuto in età giovanissima. Reputo anche questa una grande fortuna, in quanto ho potuto vivere ed assaporare due tipi ben diversi di maternità, le prime spensierate e forse un po’ incoscienti, le ultime con una maturità personale decisamente diversa e consapevole, con la mise en compte che il tempo passa e che solo le cose importanti sono degne di attenzione e impegno per coltivarle.

La passione che anima il suo lavoro traspare dall’accoglienza e dal calore con cui visitatori e clienti vengono accolti in azienda: quali sono i suoi prossimi obiettivi imprenditoriali?
L’accoglienza è da sempre un concetto base nella nostra azienda. Lo si declina in tanti modi: accoglienza come immagine del prodotto, come sorriso e professionalità. E su questa strada intendiamo continuare. Le nuove tendenze fortunatamente portano alla nostra sede di Altavilla e al territorio monferrino un flusso di turisti sempre maggiore e sempre più vario. E proprio l’accoglienza sarà sempre più l’arma con la quale far felici i nostri ospiti per moltiplicare l’immagine dei nostri prodotti ma anche del Monferrato e dell’Italia intera. In vista per la nostra azienda c’è una crescita delle occasioni di incontro diretto con la clientela: fra poco terremo a battesimo il nostro terzo Grappa Store, show room di nostra ideazione (sono già attivi e in continua crescita quelli di Altavilla e di Marcallo), tutto improntato sul mondo dei Distillati di Casa Mazzetti. Il luogo è importante: saremo infatti a Milano, in via Marghera per incontrare il pubblico di una città cosmopolita che rappresenta la porta del Settentrione verso il mondo.

Quanto è importante il legame con il territorio?
Il Monferrato rappresenta per la nostra azienda il ponte naturale e imprescindibile verso il nostro passato familiare e produttivo, ma anche il luogo di partenza verso un futuro promettente. I flussi turistici in Monferrato ed in particolare le visite presso la nostra sede storica si sono moltiplicati in modo esponenziale in questi ultimi tempi, segno che vi è interesse, soprattutto da parte della clientela proveniente dagli hinterland delle grandi città del Nord-Ovest ed ancor più dall’estero. Proprio per la convinzione che non si possa prescindere dal territorio che ci ospita abbiamo cercato di potenziare al meglio l’accoglienza curando gli eventi e garantendo i tour anche in lingue straniere. In questi ultimi anni abbiamo investito molto anche nella nostra sede: dal restauro della Cappella votiva La Rotonda, gioiello architettonico risalente al 1808 e di rara bellezza, alla creazione del Grappa Store aperto sette giorni su sette per degustazioni. E poi ancora la realizzazione della Galleria della Grappa, gli interventi sull’ecosostenibilità energetica, le collaborazioni con altre aziende del territorio.

Come si vede tra dieci anni?
Bella domanda! Da una parte mi piace immaginare la mia vita famigliare tra dieci anni e quindi vedermi ancora mamma, anche perché Gaia avrà 21 anni e Camilla 18, e immaginarmi anche nonna di una numerosa tribù di nipotini – mi auguro almeno una decina (il primo è già arrivato 3 anni fa) – che verranno a passare i week end dai nonni. D’altro canto sono consapevole che sarò sempre alla guida dell’azienda (tre passi indietro e in punta di piedi) lasciando ampio spazio alla settima generazione, soprattutto coltivando i talenti personali di ciascuno, ma ponendo in campo tutte le capacità in mio possesso per favorire il futuro di Mazzetti d’Altavilla, che deve continuare compatta per assicurare il lavoro a tutte le famiglie che ruotano intorno al satellite Mazzetti.
Spero comunque di poterle raccontare tra dieci anni se ho centrato la realtà futura e di prevedere insieme a lei il ventennio a venire…